Excel (L28): Calcolare tasso interesse Bitcoin

Questo articolo è condiviso da due guide quella su Excel e l’altra sull’investimento di Bitcoin.
La popolare criptovaluta cresciuta incredibilmente nell’ultimo anno sta diventando uno dei modi più concreti per investire, seppur in un ambiente dove rischio e rendimento sono ai massimi livelli.

Detto questo, nel foglio di Excel che vi proponiamo c’è la possibilità di conoscere quali commissioni e quale percentuale effettiva si potrebbe ottenere.

I calcoli si basano sui valori presenti sulla piattaforma di investimento offerta da Bitstamp. Avendo a disposizione questi calcoli basterà inserire il valore disponibile per conoscere immediatamente tutti gli altri valori.

Oltre ai Bitcoin ci occuperemo anche del PAC di Gimme5, dei tassi fissi dei buoni fruttiferi e alcune considerazioni finali sul conto corrente.

 

Excel per Bitcoin

 

Creiamo una tabella dove saranno presenti i seguenti dati:

  • Data inizio investimento
    Formattare la cella come data e inserire il giorno d’investimento.
  • Valore iniziale investimento
    Formattare il campo come valuta a due decimali e digitare la cifra versata. Minimo 10 euro.
  • Commissione iniziale
    Formattare il campo come percentuale e indicare il rispettivo valore; poi nella cella della riga sotto scrivere la formula per conoscere in valore numerico la commissione applicata. Lo scorporo è dato dal prodotto della percentuale di commissione per il valore iniziale. Esempio: E5*E4.
  • Valore investito
    Formattare il campo come valuta a due decimali.
    Formula: la differenza tra la cella del valore iniziale investimento con il prodotto tra la stessa e la percentuale di commissione. Esempio: E4-(E4*E5).
  • Data corrente (visualizzata automaticamente)
    Formula: OGGI()
  • Valore disponibile (da inserire manualmente)
  • Utile/perdite (calcolato automaticamente)
    Formula: differenza tra il valore disponibile e quello iniziale.
  • Differenziale lordo (valore in percentuale automatico).
    Formula: Rapporto tra la differenza del valore disponibile e del valore iniziale con ass del valore iniziale. Esempio: (E8-E4)/ASS(E4).
  • Giorni trascorsi dall’investimento
    Esempio: GIORNI(E7;E3)
  • Commissione finale
  • Valore rimborsato netto
    Formula: differenza tra il valore disponibile e il valore rimborsato.
  • Utile/perdite netto
    Formula: differenza tra il valore rimborsato e quello iniziale.
  • Differenziale netto
    Formula d’esempio: (E13-E4)/ASS(E4)

Excel per Gimme5

Negli ultimi tempi ha registrato un notevole successo anche il PAC (Piano Accumulo del Capitale) offerto dall’innovativo sistema di Gimme5. Differentemente dai bitcoin con questo piano di investimento è possibile scegliere un livello di rischio e rendimento basso o medio, tuttavia la possibilità di utile si riduce notevolmente, e considerando il valore al netto della tasse, il rischio perfino di perdere qualcosa è piuttosto elevato.

Anche nel caso di Gimme5 va creata una tabella simile a quella vista per Bitcoin con la differenza che è necessario aggiungere due campi ai fini fiscali, ovvero l’imposta di bollo pari al 2 per 1000 e comunque non inferiore a 1 euro e alla ritenuta fiscale che varia dal 12 al 26%.

Excel per Buoni Postali

Finora ci siamo occupati di due forme a investimento variabile, con Excel è possibile anche usare una formula per calcolare un interesse fisso annuo, ad esempio quello proposto dai buoni fruttiferi postali. 

In questo caso la tabella deve contenere i seguenti dati:

  • Data inizio
  • Valore versato
    Non è prevista alcuna commissione.
  • Tasso fisso effettivo annuo
    Indicare la percentuale.
  • Valore rimborso lordo annuo
    Nell’esempio è calcolato su dodici mensilità. Tale campo va considerato in base al buono sottoscritto, i vecchi buoni fruttiferi postali consentivano di ottenere, oltre al ritorno del capitale, anche l’interesse maturato con un rendimento anche bimestrale.
    Formula d’esempio: =H4*H5+H4
  • Ritenuta fiscale
    Per i buoni fruttiferi postali viene applicata una ritenuta fiscale agevolata al 12% anziché allo standard del 26%.
    Formula: differenza tra il valore rimborsato e quello versato.
  • Valore rimborso netto
  • Utile/Perdite
    La differenza tra il valore rimborsato e quello versato.

Perché tenere il conto corrente a saldo zero o in rosso?

Ci sono vari motivi perché è utile mantenere il conto corrente a saldo zero (o con pochi euro) o addirittura con un saldo in rosso (entro il limite del fido per non incorrere in problemi con la banca). Basti pensare che dal 1° luglio 2017 Agenzia delle Entrate – Riscossione (ex Equitalia), può pignorare il conto corrente senza dover richiedere l’autorizzazione al giudice, seppur va considerato che se il conto corrente è cointestato il fisco può agire solo al 50%.

Inoltre è importante mantenere sotto i 5.000 euro il conto corrente (ciò vale anche per il libretto di risparmio) per evitare l’imposta di bollo annua.

Qualora abbiate intenzione di svuotare il conto corrente dovete fare attenzione ai prelievi da bancomat. Secondo una normativa del 2016 è imposto un limite massimo giornaliero di 1.000 euro e un limite mensile di 5.000 euro. In caso di superamento delle soglie scatta il controllo da parte del Fisco.

Ma se tutto ciò non bastasse è importante ricordare che in caso di default della banca (in altre parole fallisce) il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi garantisce la restituzione fino a un massimo di 100.000 euro per ogni conto corrente intestato o co-intestato.

A questo punto potrebbe sorgere spontanea la domanda: perché non estinguere il conto corrente? In realtà seppur si può vivere senza conto corrente, in taluni casi risulta fondamentale per ottenere l’accredito dello stipendio, della pensione, effettuare pagamenti dei tributi (F24), inviare/ricevere bonifici nazionali ed esteri (codice IBAN) o anche semplicemente per il pagamento automatico delle utenze (RID) nonché è richiesto in caso di rateizzazioni e accesso ai mutui.

Non esiste tutt’ora una vera e propria alternativa non tracciabile al conto corrente, o meglio, ci sarebbe il caro e vecchio materasso (o per rimanere all’interno dell’istituto bancario, c’è, la cassetta di sicurezza) ma può essere a rischio furto, incendio o altre calamità che possono compromettere il patrimonio. Oltre a ciò le banconote potrebbero perdere valore legale – è successo ai tempi della Lira quando venivano sostituite le varie serie e tenete in mente che dal 2013 anche l’Euro ha deciso di lanciare la seconda serie di banconote che soppianterà la prima in una data ancora da definire – e in ogni caso potrebbero esserci problemi nel dimostrare la provenienza del denaro a seguito di un cospicuo versamento bancario.

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